CULTURA STORIA

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25 APRILE, RESISTENZA, INNO E POLEMICHE 

Da poco abbiamo celebrato il 25 Aprile, anniversario della Liberazione (la data scelta è quella dell'appello – nel 1945 - per l'insurrezione armata della città di Milano, sede del comando partigiano, contro l’occupazione nazista). Eppure ancora non si sono spente le polemiche sulla scelta di cantare o non cantare certe canzoni (Bella ciao, Fischia il vento, ecc.) perché “troppo” rappresentative di un fenomeno storico nel quale vanno comunque individuate le origini stesse della Repubblica Italiana.

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Puntuali, ogni anno, tornano pure le polemiche sulla veridicità degli avvenimenti legati alla Resistenza italiana o in merito all'utilizzo delle Frecce Tricolore. E c'è chi addirittura mette in dubbio l'opportunità dell'uso del Tricolore italiano quale simbolo e bandiera del Belpaese.
Polemiche che, al di là delle ragioni delle varie parti, certo non sono il massimo del rispetto per chi ha dato la propria vita per quei colori, per quei simboli, per quel credo. Per l'Italia.
Anche l’inno nazionale, dal canto suo, non trova pace: chi lo vorrebbe cambiare, chi non ne riconosce il valore simbolico, chi lo usa a scopo pubblicitario.

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Ricordate lo spot di Calzedonia e la colonna sonora “Sorelle d’Italia” cantata dalla dolcissima voce di Sushy? Si è gridato allo scandalo e al sacrilegio (anche se il motto di questo spot “Il futuro è rosa”, erede del precedente impegnativo “Speriamo che sia femmina”, era davvero azzeccato).
Di qualche giorno fa è la notizia che per suonare in pubblico l’inno nazionale chiunque dovrebbe versare alla Siae ben 100 euro! (fonte ADUC - Associazione Diritti Utenti e Consumatori).

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Goffredo Mameli scrisse il testo dell'inno nel 1847, testo che fu messo in musica da Michele Novaro poco tempo dopo. Il Canto degli italiani, come era chiamato, divenne subito un simbolo dei moti risorgimentali. Subito dopo l'unità d'Italia, Giuseppe Verdi lo scelse al posto della Marcia reale nel suo celebre Inno alle Nazioni. Nel 1946 divenne l'inno nazionale della giovanissima Repubblica Italiana. Ebbene, nonostante gli autori del Canto degli italiani siano deceduti da oltre un secolo e non vi sia, quindi, alcun titolo al diritto d'autore, la Siae continua a pretendere 100 euro per il "noleggio dello spartito", da versare all'editore Sonzogno, anche se quello spartito non è mai stato utilizzato, in quanto il Canto degli italiani non è una composizione sinfonica, ma una melodia che chiunque può arrangiare per il proprio gruppo musicale senza bisogno di spartiti. Uno stratagemma per imporre i diritti d'autore all'infinito.

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In attesa che si metta mano all’anacronistica legge sul diritto d’autore, vi proponiamo il testo integrale dell’Inno di Mameli: chi di noi lo conosce oltre la prima strofa?

Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta, 
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa. 
Dov'è la Vittoria? 
Le porga la chioma, 
che schiava di Roma 
Iddio la creò. 
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò. 
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò, sì! 

Noi fummo da secoli 
calpesti, derisi, 
perché non siam popoli, 
perché siam divisi. 
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme: 
di fonderci insieme 
già l'ora suonò.
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò, sì! 

Uniamoci, uniamoci, 
l'unione e l'amore 
rivelano ai popoli 
le vie del Signore. 
Giuriamo far libero 
il suolo natio: 
uniti, per Dio, 
chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò, sì! 

Dall'Alpe a Sicilia, 
Dovunque è Legnano; 
Ogn'uom di Ferruccio 
Ha il core e la mano; 
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla; 
Il suon d'ogni squilla 
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò, sì! 

Son giunchi che piegano 
Le spade vendute;
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia
E il sangue Polacco
Bevé col Cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte, 
siam pronti alla morte. 
Siam pronti alla morte, 
l'Italia chiamò, sì!