CULTURA STORIA

LA PRIMAVERA... NEL TEMPO 

La Primavera è un’icona, la Primavera è un delicato simbolo, la Primavera è un affascinante emblema. La più significativa delle quattro stagioni è ormai alle porte ed il suo avvento rappresenta di certo un risveglio sensoriale per tutta la comunità umana, per tutto l’universo animale, per tutto l’ambito naturale. Pensare alla Primavera coincide col ricordare riti lontani, antichi, ma anche col valutare l’impeto di ispirazione che gli artisti hanno avuto - e continuano ad avere - in questo periodo, e che hanno messo a frutto nelle loro opere.

La Primavera è donna. Una definizione pretenziosa, forse, ma azzarderemmo corretta: la mitologia parla chiaro, la simbologia anche. Primavera, la ver latina, l’hear greca, è da sempre stata considerata il tempo della rinascita, della fecondità, della prosperità. Un’immagine femminile, di donna che garantisce il parto delle cose migliori, eppure di donna delicatamente vergine, nella sua origine. Le protagoniste del mito ellenico sono note, sono madre e figlia, Demetra e Persefone. Presso i greci Demetra era la dea agreste per eccellenza, il suo influsso era benefico per la riuscita di un buon raccolto e per la floridezza dei campi del grano dorato. Demetra venne battezzata nel culto come Madre Terra e come Madre del grano. Demetra anticipa sicuramente l’idea della Primavera, ma è la versione della leggenda eleusina a rendere fede al nostro discorso. Figlia di Demetra era la bellissima Persefone, menzionata anche col nome di Core, altro termine indicativo, poiché nel linguaggio della culla della civiltà significava “giovane, ragazza”: entrambe erano abbinate alla protezione che esercitavano sui doni dei campi, tanto è vero che l’epiteto di Persefone era Fanciulla del grano. La dolce Persefone venne rapita da Ade, il dio degli Inferi, luogo di “raccoglimento” indiscriminato di tutte le anime dei defunti. Causa del rapimento, ovviamente, l’amore; l’infelice madre, Demetra, vagò a lungo alla ricerca della figlia scomparsa, pianse e trascurò i suoi impegni divini: la Terra inaridiva senza il suo intervento... Travestita da vecchia, Demetra giunse nel centro ellenico di Eleusi, dove venne accolta dal re locale Celeo. Qui venne a conoscenza della sorte dell’amata figlia: minacciosa fu Demetra, non avrebbe più fatto crescere nulla sulla Terra, non avrebbe fatto germogliare più alcun tipo di pianta e di grano se non le fosse stata restituita Persefone! Ma la potenza degli dei non era da sottovalutare, ed anche il protettore dei morti chiedeva ai sacri consessi dell’Olimpo di non essere privato della donna che amava, anzi, lo pretendeva. La soluzione era delle più semplici: Demetra potè godere dell’affetto e della vicinanza della figlia Persefone soltanto in alcuni mesi dell’anno, arco di tempo in cui la sposa di Ade abbandonava le profondità della terra per vivere alla luce del sole. E quello fu periodo di gioia, di prosperità, di natura che rifioriva: indirettamente fu l’avvento dell’ Hear, della Primavera. In fondo il concetto simbolico è esplicito: le voragini del regno degli Inferi, immaginate buie, tristi, lacrimose, senza vita pulsante, possono essere relazionate con l’inverno, con la sua freddezza, col grigiore delle sue strade e dei suoi arbusti, con la neve e la pioggia che annullano le visibilità cromatiche delle città, con il letargo degli animali - guarda caso, anch’essi rifugiati in piccole cavità - con la quotidianità di routine della gente che lavora quasi automaticamente.

La Primavera è la stagione prediletta, ancora oggi, per i matrimoni: giocando con l’immaginazione, la purezza dell’abito bianco e l’impalpabile velo delle spose potrebbe ricordare i rituali antichi praticati in questo contesto temporale. Ed i fiori che le vergini all’altare portano fra le mani rimandano ai sacrifici ellenici e romani: il fiore che si schiude al primo sole primaverile è la metafora della vita che si risveglia, la linfa vitale che scorre e rinvigorisce l’uomo e la sua capacità di dare, di operare, di realizzare. Rose e viole vengono citate anche nella celeberrima poesia di Giacomo Leopardi, Il sabato del villaggio: i più tipici dei fiori primaverili sono stretti fra le mani di una donzelletta che viene dalla campagna.

Un esempio per dire che la Primavera è anche allegoria di vita, quella giovanile, per la precisione: la gentilezza dei sorrisi, l’entusiasmo talvolta anche pieno di istinto, lo spirito vivace, le speranze ed anche le illusioni combinate con i sogni sono le caratteristiche della giovinezza, periodo irripetibile della nostra esistenza, da gustare fino in fondo nella genuinità ed anche nella  “ignoranza” delle sue azioni. Per il sommo poeta di Recanati giovinezza è sabato, cioè attesa della domenica di festa, che poi, inevitabilmente termina e porta ad un futuro di meditazione e lavoro, ma giovinezza è anche, inconsapevolmente, permeata dalle atmosfere della primavera.

La Primavera è donna, dunque. E’ sensibile, sensoriale, passionale. E’ madre e amante, è applauso intenerito per le nascite ed è erotismo rianimato per i due sessi. I bambini che nascono nei mesi primaverili sono considerati di costituzione sana, robusta, come se il fatto stesso della natura che si risveglia possa giovare loro, possa temprarli alle fatiche che dovranno sostenere nel loro cammino.

Tutto quello che nasce, che sorge, che si rinforza è Primavera. La bella stagione ha un influsso intrigante sui sensi, gli ormoni si “riscaldano” nel loro particolare meccanismo, l’attrazione erotica fra un uomo ed una donna subisce un’impennata. Quanti nuovi amori cominciano a sorgere in primavera? Il tepore spinge gli esseri umani a cercarsi, a comunicare, ad incontrarsi, quindi ad amarsi. Ed è metereologicamente più soddisfacente congiungere le proprie anime dinanzi allo scenario stimolato e ravvivato, allietato da qualche raggio di sole in più, dall’effetto cromatico della natura, dai profumi della terra fertile... Il corpo, il fisico umano è pronto, in primavera, a... recuperare quei dettagli di salute che l’inverno aveva indebolito.

La Primavera è sottilmente pura e maliziosamente erotica, come una donna misteriosa... E se è donna non può non essere bella! La bellezza ha regnato sovrana nelle concezioni cronologiche della stessa nei tempi antichi: il nostro mese di Aprile, in Grecia, fu dedicato ad Afrodite, dea appunto della bellezza e dell’amore, e questa consuetudine fu tramandata anche nel calendario romano.





Lo scrittore Macrobio sosteneva che il termine aphrilis derivasse dal verbo “aperire”, “aprire”, collegato al fatto che, dopo l’equinozio di primavera, il mare si apriva alla navigazione (fondamentale per i popoli antichi) e ovviamente, la natura cominciava a sbocciare. Bellezza, floridezza, fecondità, nascita sono tutti concetti sapien- temente intersecati: l’ottimismo è il sentimento di fondo di questa stagione, tutto quello che è novità è motivo di allegria e freschezza spirituale.

Nell’ antica Roma, all’ indomani dell’ equinozio primaverile (che noi, nel nostro calendario, fissiamo il 21 marzo), si svolgevano le feste in onore di Adone, le Adonie. Esse celebravano la speciale “resurrezione” del personaggio, e la loro origine è greca. Afrodite aveva affidato alla già citata Persefone, dea degli Inferi, il bimbo, nato bellissimo dalla sfortunata fanciulla Mirra. Persefone fu colpita da tanta grazia e non volle più abbandonarlo: solo l’inter- vento di Zeus decretò che le due divinità dovessero avere in custodia il pargolo per metà anno ciascuna. Secondo la mitologia, il giovane Adone venne ucciso da un cinghiale; si racconta che dal sangue del giovinetto sbocciò l’anemone, fiore delicato e fragile, dalla esistenza effimera. Il personaggio di Adone incentivò i rituali della primavera antico-ellenica: si preparavano ceste e vasi colmi di terra in cui si seminavano grano, finocchi e vari fiorellini; il calore del sole permetteva il germinare degli stessi, ma le pianticelle appassivano rapidamente. Così le persone, dopo otto giorni, gettavano i prodotti appassiti in mare o nelle sorgenti, insieme con statuette raffiguranti il semidio Adone: un’operazione per aiutare i rinnovamenti, in tutti i sensi. Questo tipo di rituale è stato mutuato perfino dalle donne siciliane e calabresi, in tempi più tardi!

Una notizia curiosa e simpatica riguarda addirittura il Sabba delle streghe, fra leggenda e realtà: si narra che, durante il giorno dell’equinozio di primavera, avessero luogo i rituali di purifica- zione, i quali celebravano il ritorno alla fertilità, includendo anche fiori, pollini ed insetti che li trasportano. La primavera del sabba è considerata come il disfacimento dell’inverno e la preparazione alla nuova vita, è un vero e proprio momento di purificazione. Una rondine non fa primavera... la frase topica che sottolinea come non si possa generalizzare un’opinione, ha le sue fondamenta ancora nell’antica Grecia: nel mese di Artemisio (che per ioni e dori era quello in cui, precisamente, cadeva la data dell’equinozio primaverile) gli abitanti delle isole di Rodi, Egina e Corfù tenevano in grande considerazione il volo di questi frizzanti uccelli. I ragazzi e le ragazze, infatti, chiedevano vino, frutta e doni vari proprio in nome delle rondini, bussando alle porte delle varie case, e ricevendo una festosa accoglienza. Venivano intonati i tipici chelidonismata, i “canti della rondine”: si tramanda che alcuni testi siano stati conservati nel corso dei secoli. In effetti le rondini che volano in schiera e vengono ammirate nello spazio celeste hanno sempre esercitato un fascino particolare su tutti noi: le rondini vennero definite “maratonete del cielo”, e ritorna- vano in Europa proprio durante la stagione della fioritura, dopo  aver fuggito l’inverno trovando asilo e tepore nei cieli dell’Africa. I versi delle poesie e delle canzoni, antichi e moderni, assumono un tocco di gentilezza, spaziano in tanti parallelismi, alludono a molti argomenti, quando si celebra artisticamente la Primavera. Quasi fosse la stessa un’entità astratta e assoluta, una musa prodiga di doni per lo spirito degli artisti, i quali regalano le loro emozioni ad un pubblico vasto di fruitori. E, se si avverte negli animi la magia della primavera ed il suo fascino spicciolo eppur complesso, non è difficile definirsi “sensibili”. Tante le pietre miliari della nostra cultura artistica: la Primavera ha il suono cristallino delle note di Antonio Vivaldi, celebre violinista e compositore veneziano del Settecento, che alle Stagioni dedicò un repertorio intero. E la musica da lui progettata rimanda a passi lievi di danza, a ghirlande intrecciate nei capelli, a colori tenui, a sorrisi virginei delle fanciulle, mentre i cuori vibrano fra gli accordi.

La stessa immagine delicata dipinta da Sandro Botticelli nella Firenze rinascimentale. La sua Primavera (a lato) si pregia di fanciulle dalle chiome bionde ed intrecciate, come creature dei boschi in cui sono collocate; esse danzano, avvolte in vestimenti leggeri e frivoli, possiedono una sfumatura virginea come la gioventù che sottintendono, e, nel contempo, un’allusione alla futura fecondità femminile, con le loro forme levigate. Un concetto, una simbologia forse perenne nell’immaginario delle madonne fiorentine. E’ la Primavera la stagione da venerare. Seguaci della primavera i venti... che sul mare già riportano la calma, spingono le vele; gelidi più non saranno i prati... pone il nido la rondine... sull’erba tenera i pastori cantano... i giorni lunghi portano la sete... piacevole è folleggiare all’occasione giusta. Sono versi estrapolati da Segni di primavera, antichissimo carmen del grande poeta latino Orazio.

La Primavera è estro, illuminazione, per grandi menti o solo per semplici animi sensibili. Ed il miracolo è che questo, ancora oggi, coinvolge davvero tutti.
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