LAVORO PROFESSIONI

PIPPO FRANCO: IL PALCO PER RACCONTARE LA VITA 

Ha invertito il suo cognome e nome e ha creato un personaggio calcando il palco del cinema, della televisione e del teatro. L'eclettico Pippo Franco continua a dare all'arte un volto, una voce e una visione della vita. Comincia a guadagnare con la pittura e prosegue con la musica, ma è con il cinema che acquista notorietà: interpretando personaggi della commedia italiana si fa conoscere al grande pubblico e viene a contatto con diversi registi del calibro di Magni, Pingitore e Laurenti. Come un camaleonte passa dal cinema alla tv e al teatro senza nessuna difficoltà perché con il personaggio convive sempre l'uomo e Pippo Franco, da buon comunicatore, ama esprimersi in tutte le sue sfaccettature perché la sua è "propensione per l'arte".

Come si ritrova a scegliere questa carriera? 
La carriera prima di farla deve essere carriera per cui si sceglie  un modo di essere, un modo di esprimersi, una forma d'arte, io vengo da un liceo artistico  ho avuto pittori famosi tra i miei insegnanti. Quando si sceglie di vivere la vita secondo una visione artistica la carriera non c'è, viene con il tempo, con dinamiche che non riguardano un calcolo preciso. Io ho fatto semplicemente la scelta di essere me stesso, esprimendo sempre le cose che avevo dentro, a seconda delle età che hanno caratterizzato la mia vita. Non ho scelto la carriera ma è lei che  ha scelto me.

E, se adesso la carriera si può definire tale vista la sua grande esperienza artistica, lui si definisce "attore anomalo" che non ha "fatto teatro semplicemente per fare teatro", ma sul palco ha sempre rappresentato se stesso in opere con personaggi che gli somigliavano o che erano "un'altra forma" di se stesso.

Tra le esperienze giovanili chiediamo a Pippo che ricordi ha della grande Mina come donna e diva, avendola accompagnata musicalmente nelle canzoni ‘Una zebra a pois’, ‘La nonna Magdalena’ e ‘Il cielo in una stanza’ nel film di Mattioli ‘Appuntamento a Ischia’.
"E' stata un'esperienza giovanile per me parecchio significativa, era una persona molto particolare non era diva, non ho mai visto una diva in lei, poteva esserlo, ma non lo era. La ricordo come  una persona molto cordiale".

In questo i due artisti si assomigliano molto, la nostra conversazione prosegue e non si avverte mai la sensazione di esser di fronte a un very important people: "Non sono interessato all'attore in quanto tale e alla popolarità, al contrario, ritengo che il successo sia anche un'arma pericolosa dalla quale bisogna guardarsi perché alimenta l'orgoglio e l'orgoglio dell'uomo, invece, va destrutturato, bisogna abbatterlo altrimenti l'io ha il sopravvento sull'essere".

Parte da questo concetto la comprensione dell'esistenza del comico romano. Sempre propenso a capire ciò che lo circonda, afferma che rifarebbe tutto ciò che ha fatto finora e che non pensa ai progetti lavorativi futuri. "Francamente non so cosa vorrei ancora fare. Per me quello che conta della vita è la vita, non è il lavoro, non ho sogni nel cassetto o cose che non ho realizzato. Ho fatto tutto ciò che mano mano avevo in mente di fare,  potrei svolgere  ancora un altro lavoro o avrei potuto fare anche l'archeologo. Non ho spettacoli, film e programmi in mente. Il mio desiderio è comprendere l'esistenza, tutta la vita che mi rimane la dedico alla comprensione della vita".

Ci tiene a ribadirlo più volte che non vive per il suo lavoro, ma allo stesso tempo quando gli chiediamo com’è Pippo Franco quando sveste i panni dell’attore, del comico e del conduttore, lui ci dice che continua “a esprimere quell'esistenza che ha delle cose da dire. La mia giornata non gliela so descrivere perché io non smetto mai di lavorare perché se mi metto a scrivere qualcosa, a leggere a discutere su argomenti profondi, se incontro delle persone, se faccio dei viaggi per cercare di capire è sempre lavoro, lo stesso lavoro che vado ad esprimere quando faccio il conduttore, il comico e quando faccio il teatro”.

Dietro il volto abbastanza caratteristico dell’attore e interprete c’è una persona molto credente che dichiara di aver sempre avuto fede: “La fede è una delle chiavi più importanti per vivere e comprendere l'esistenza, perché quando incominciamo a comprendere la nostra vita possiamo iniziare a comprendere le altre dimensioni che ci appartengono, ma che l'uomo vede poco, è questo che vado raccontando sempre adesso”.

Pippo Franco è felice oggi?
Nella stessa misura in cui è partecipe dei dolori del mondo e  dell'uomo. Io  sono felice di esprimermi”.

Parlando dell'ultimo lavoro in teatro, il suo spettacolo ‘Brancaleone e la sua armata’, al Salone Margherita di Roma...
“Molto bene. Quello è stato il palco che ha segnato di più la mia vita perché ho aperto il Salone Margherita io nel 1962 con uno spettacolo di Castellani e Pingitore e da lì abbiamo continuato con il Bagaglino che è andato anche in televisione, con la satira di costume e politica fino ad allora sconosciuta in TV. E’ da quel palco che è nato il primo varietà a colori che  è stato "Dove sta Zazà" con Gabriella Ferri. Sono nate tante cose che abbiamo fatto per come io e un gruppo di miei coetanei vedevamo il mondo, oggi è diventato tutto brancaleonesco e quindi abbiamo anticipato i tempi di parecchio”.

E’ sempre uscito dagli schemi, l’autore della scanzonata ‘Mi scappa la pipì, papà’, utilizzando vari linguaggi per raccontare attraverso la comicità e l’ironia la realtà: “In realtà la mia comicità non è cambiata nel tempo, nel senso che in tutte le cose che ho fatto ho sempre raccontato l'uomo in difficoltà. Ho scritto delle canzoni assolutamente anomale che non ha scritto nessuno e  ho attraversato tre generazioni raccontando l'uomo in difficoltà”.

Per non far torto a nessuno Pippo Franco non indica tra i suoi colleghi qualcuno con cui vorrebbe lavorare prossimamente perché “sono tutti amici”, ma conclude l’intervista con delle dritte per le nuove generazioni che vorrebbero approcciarsi al mondo particolare dello spettacolo: “Devono cercare di rispondere alla domanda Che cosa ho da dire? non Come faccio ad avere successo?, poi direi di eliminare totalmente dal loro linguaggio le parolacce e poi consiglierei di distinguere i contenuti dalle esteriorità”. (Anna Rochira - Foto Flavio Di Properzio)


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