CULTURA ARTE

CHRIS JORDAN IN MOSTRA A MILANO 

Uscire dal vortice di abitudini tanto comode quanto dannose è una grande sfida, ma come tutti i cambiamenti, è più faticoso pensarli che affrontarli. Lo sa bene Chris Jordan che, sulla soglia dei 40 anni lascia l’avvocatura.
La cultura del consumismo, difesa da avvocato, diventa il soggetto dell’artista di Seattle. Appassionato al lavoro di Andreas Gursky e Richard Misrach, studia il banco ottico, attratto dalla qualità suprema dei dettagli. Come un archeologo post-moderno esplora porti, zone industriali, discariche, fotografa “on location” e in studio. Più si addentra, più vede con chiarezza le contraddizioni, la confusione, l’assurdità di quella che definisce “un’apocalisse al rallentatore”.

Le opere di Jordan sono testimonianze concrete di un crescente degrado, coreografato e interpretato con grande sensibilità artistica. La collezione di immagini stupefacenti, da lontano seducono l’occhio; da vicino ingaggiano la mente e colpiscono il cuore.
“Io faccio parte di una comunità di pensatori, artisti e scienziati consapevoli di quanto l’attuale modello di consumo non sia più sostenibile, ma siamo ai margini della società; al centro c’è una potentissima macchina controllata da industrie, aziende e politici che vive in negazione e non percepisce quanto gli effetti del consumismo siano devastanti, non solo per la natura ma per la psiche umana” - ha spiegato Jordan.

Running the Numbers e Running the Numbers II, in italiano Diamo i Numeri, sono due serie nate nel 2006 e tutt’ora in corso, che visualizzano le dimensioni grottesche dei nostri consumi attraverso fedeli rappresentazioni di dati e statistiche. Una voracità collettiva di cui nessuno vuol essere responsabile.

“La gente si diverte a scoprire gli strati molteplici delle mie immagini” - ha detto Jordan - “Durante le mostre s’informa, s’indigna, si entusiasma, ma la motivazione delle persone è come un colpo di remo: crea un piccolo mulinello che pian piano s’allarga poi sfuma e sparisce nella corrente”.

Sappiamo che stiamo distruggendo il pianeta ma i comportamenti non cambiano. Se l’effetto cumulativo dei consumi non è sostenibile, solo la coscienza di ciascuno può valutare il peso dei danni che produce, dando rilevanza all’impatto delle semplici azioni quotidiane.

Le 6 opere scelte, esteticamente molto diverse, hanno in comune la plastica.

Over the Moon
Raffigura 29.000 carte di credito, equivalenti alla media di persone che ogni settimana hanno dichiarato bancarotta negli Stati Uniti nel 2010.
Blue
Raffigura 78.000 bottiglie di acqua in plastica uguale a 1/10.000 del numero stimato di persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile. Per racchiudere la statistica completa occorrerebbero 10.000 stampe di quest’opera che, messe una di fianco all’altra, occuperebbero uno spazio di 16 km.
Barbie Dolls
Raffigura 32.000 Barbie, uguale al numero di interventi elettivi di protesi al seno effettuati ogni mese negli Stati Uniti nel 2006.
Gyre II
Raffigura 50.000 accendini, uguale al numero stimato di pezzi di plastica che galleggiano in ogni miglio quadrato degli oceani.
Caps Seurat
Rappresenta 400.000 tappi di plastica che corrispondono al numero di bottiglie di plastica consumate ogni minuto negli Stati Uniti.
Waveforms
Questa è una serie di immagini ad altissima risoluzione che catturano i movimenti della luce sull’acqua. Probabilmente sono la definizione più alta di fotografie dell’acqua mai fatte.

Save The Duck, il primo marchio di piumini 100% animal free, ha scelto di sostenere la mostra fotografica «Diamo i numeri» firmata da Chris Jordan e ospitata nella Galleria Rossana Orlandi, perché crede fermamente nella missione dell’artista statunitense da anni impegnato nel denunciare attraverso immagini e video l’impatto devastante dell’uomo sull’ambiente.

Galleria Rossana Orlandi
Via Matteo Bandello, 14 - Milano
dal 24 Otobre 2018 al 17 Novembre 2018
dal lunedì al sabato
dalle ore 10,00 alle ore 19,00
Inaugurazione 23 Ottobre 2018 alle ore 19,00.

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