Brillante, nostalgico e contemporaneo

Davanti al Burghy di San Babila, tra motorini in fila, cassette nello stereo, Moncler portati come uniformi sentimentali, Timberland nuove, jeans con la piega e risate troppo forti, Carlo Bianchi – che da qualche mese insiste perché tutti lo chiamino Karl – ha diciassette anni e la certezza assoluta che il mondo abbia un centro preciso. Quel centro è una piazza, un panino, una compagnia, una ragazza di nome Chicca, una canzone registrata su cassetta e la sensazione elettrica che la vita debba ancora cominciare davvero. Quarant’anni dopo, Carlo non è più Karl. È un uomo adulto, padre, impiegato, abitante di una Milano profondamente cambiata, dove il centro del mondo non è più una piazza ma uno schermo. Eppure, quando scende in cantina per recuperare il suo vecchio Moncler, insieme alla giacca ritrova qualcosa che pensava di aver archiviato: il ragazzo che era stato, i suoi codici, le sue pose, i suoi desideri, le sue fragilità. Da quel momento, il passato smette di essere solo ricordo e diventa una domanda urgente: che cosa resta di noi quando il tempo ci costringe a smettere di somigliare all’immagine che avevamo costruito?

Con Generazione Paninaro, pubblicato da Edizioni GFE in prima edizione ad aprile 2026, Emma Mariani firma un romanzo brillante, ironico e profondamente umano, capace di raccontare gli anni Ottanta senza trasformarli in cartolina e il presente senza ridurlo a disincanto. Il libro apre nella Milano del 1985, in piazza San Babila davanti al Burghy, e costruisce fin dalle prime pagine un immaginario riconoscibile fatto di motorini, Duran Duran, Baltimora, Bronski Beat, giubbotti imbottiti e codici di appartenenza adolescenziale.

Con una scrittura fluida, ironica e cinematografica, Emma Mariani racconta il tempo che passa senza retorica, alternando comicità, malinconia e tenerezza. Il risultato è una storia dal forte potenziale trasversale: pop nell’immaginario, emotiva nel nucleo, contemporanea nei temi. Un romanzo che parla di generazioni, mode, padri e figli, identità, seconde possibilità e del modo in cui certi luoghi – una piazza, un fast food, una cantina, una discoteca, una casa – continuano a contenerci anche quando pensiamo di averli superati.

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