UNA NUOVA E ORIGINALE MOSTRA A LONGIANO

Si inaugura il 28 marzo 2015, alle ore 17.00, presso il Museo di Arte Sacra di Longiano (ospitato nell’Oratorio barocco di San Giuseppe) la mostra Vivere la Morte, promossa dal Museo di Arte Sacra di Longiano, con il patrocinio della Diocesi di Cesena-Sarsina e del Comune di Longiano e con il contributo del Lions Club Rubicone.

L’evento è l’importante occasione per far conoscere quello che si può definire un vero e proprio straordinario “ritrovamento”, che, per l’eccezionalità, può essere definito unico nel contesto dell’arte sacra del territorio della Romagna.

Si tratta dell’esposizione di otto lunghi teli liturgici per il sacro Ottavario dei Defunti realizzati tra il 1783 (dal “Sig. Giacomo N.N. Pittore di Savignano”) ed il 1792 (dal “Sig. Marco Gargani pittore”) per la chiesa di San Giuseppe Nuovo (detta anche del Suffragio, l’attuale Oratorio barocco di San Giuseppe) su commissione della Confraternita di San Giuseppe o degli Agonizzanti di Longiano, la stessa a cui si deve, a partire dal 1703, la costruzione della chiesa, ed attiva nella città di Longiano, insieme ad altre “Venerabili Compagnie”, a partire dal 1646 (anno di erezione con Bolla di papa Innocenzo X), con il compito di promuovere la carità verso i poveri, l’assistenza agli infermi, come pure ai moribondi e nell’organizzare processioni, funerali e messe in suffragio.

Questi importanti teli rappresentano una straordinaria sintesi di arte, architettura e liturgia. Si tratta, infatti, di una sequenza di dipinti su tessuto pensati e realizzati per uno spazio architettonico specifico, la chiesa di San Giuseppe Nuovo, e per un contesto liturgico particolare: il sacro Ottavario dei morti, la sequela degli otto giorni dedicati alla solennità della Commemorazione dei defunti.

I teli, esposti sulle otto paraste dello spazio centrale della chiesa di San Giuseppe Nuovo, riportano, nella parte superiore, raffigurazioni di scheletri che sembrano volutamente abbracciare le diverse attività dell’operare umano: dai mestieri più tradizionali (come il contadino con la vanga, o il fabbro con gli attrezzi del lavoro), alle “arti liberali” (il musicista con il suo strumento, o il pittore con pennello e tavolozza dei colori), fino alle attività di natura più intellettuale (di non semplice identificazione, ma leggibili nell’atteggiamento e nella postura degli scheletri).

È innegabile che tali raffigurazioni esprimano l’inesorabilità della morte, la quale raggiunge chiunque, indistintamente. E proprio la morte appare presente, raffigurata mediante la ben nota iconografia dello scheletro con falce imponente. Significative sono poi le figure a mezzo busto, che, collocate ad una altezza che corrisponde a quella dello sguardo dei fedeli, raffigurano le anime dei defunti “provate” dal fuoco del Purgatorio, ora che, caduto il velo dell’amor proprio, appare, nella luce divina, quanto è stato costruito sul fondamento divino del battesimo. Queste, se da una parte sembrano richiedere il favore della preghiera dei vivi per suffragare (aiutare, favorire) la propria condizione di purificazione per poi diventar degne “di salir al Cielo” (Dante, Purgatorio 1,6), dall’altra offrono anche variegati moniti ai vivi, testimoniati dai “cartigli” sottesi alle figure.

Qui la modalità “comunicativa”, pur nella sua spontaneità, tocca diversi registri emotivi, come quello pessimistico ed introspettivo del “musicista” conscio, ormai, che non vi sarà per lui alcun “sacrificio” di preghiera («Per me non sarravi un sacrificio»), oppure quello dello scheletro con la mano leggermente reclinata sul bacino “rammaricato” dalla sostanziale sordità dei fedeli nei confronti sia di una richiesta di aiuto (preghiera di suffragio), ma anche di monito (inascoltato!) sulla possibilità di salvezza, ancora possibile ai vivi, mediante opere di giustizia («Di che giova il gridar se siete sordi»). Non manca, tra questi registri emotivi, l’ironia là dove, in corrispondenza dello scheletro del fabbro, appare un accorato invito dell’anima del defunto alla propria consorte: «Di me non ti scordar cara consorte», testimoniando la “viva preoccupazione” del defunto per l’eventualità di essere “dimenticato” dalla propria consorte. E proprio questo tono ironico, di fatto, sembra arricchire la più complessiva “visione escatologica” qui rappresentata: un’ironia che appare quale provvisorio antidoto per il mondo dei vivi, nei confronti di una inevitabile fine a cui, inesorabilmente, non è possibile sottrarsi.

La mostra, curata dall’architetto Johnny Farabegoli, sarà inaugurata sabato 28 marzo alle ore 17.00, e sarà visitabile fino a al 2 novembre 2015, nei giorni di apertura del Museo d’Arte Sacra: sabato, domenica e festivi dalle 14.30 alle 18.00 (dalle 17.00 nella giornata di sabato 28 marzo).

Per informazioni: Ufficio Turistico di Longiano, tel. 0547 665484 o mail iat@comune.longiano.fc.it

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