Móyòsórè Martins a Milano

L’artista contemporaneo nigeriano Móyòsórè Martins arriva nel Belpaese con la sua prima personale italiana negli spazi di Upsilon Gallery a Milano e la partecipazione alla 61° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia all’interno del Padiglione della Repubblica di Sierra Leone. Due appuntamenti che segnano un momento significativo nell’espansione internazionale della sua carriera.
“The Great Boom!”, Upsilon Gallery – Milano – dal 28 aprile al 13 giugno 2026.

Prodotta da Marcelo Zimmler, Founder di Upsilon Gallery, la mostra “The Great Boom!” porta a Milano un nuovo corpus di 13 opere, accompagnate da una serie di 8 tavolette, che segna un punto di svolta nel lavoro di Martins. Se al centro del progetto si trova The Watchman – presenza simbolica che rimanda alle pratiche yoruba e alle figure guardiane scolpite nei rituali e nei santuari dell’Africa occidentale, nonché archetipo ricorrente nella produzione dell’artista – i tratti della sua pittura si caratterizzano per una maggiore intensità emotiva ed espansione materica.

“Il lavoro parla di pressione, dell’accumulo, del rilascio e di ciò che segue” – ha detto Martins – “The Watchman attraversa tutto questo, testimoniando il momento prima, durante e dopo The Great Boom, un periodo inciso nel tempo, segnato da tensione, rottura e, infine, espansione”.

Ispirato in parte al periodo in cui lavorava come guardiano notturno dopo essersi trasferito nel Bronx, l’archetipo si è evoluto fino a diventare una presenza centrale nella sua opera, incarnando vigilanza, consapevolezza, protezione e trasformazione. Non appare come una figura fissa, ma come una presenza psicologica mutevole che osserva, assorbe e reagisce ai mondi interiori ed esterni dell’artista. E attraverso questa mitologia in evoluzione, Martins esplora temi di identità, displacement, spiritualità e percezione.

Lavorando con olio, oil stick, pigmento, aerosol, grafite e collage, Martins costruisce le superfici attraverso un processo di stratificazione e decostruzione graffiando, cancellando e ricostruendo la tela fino a far emergere tracce simultanee di creazione e distruzione. I suoi dipinti sono volutamente grezzi, segnati da bordi irregolari, testi incorporati e frammenti simbolici che funzionano come un codice visivo, richiamando sia l’estetica degli altari rituali sia quella delle figurine collezionabili e delle icone della cultura visiva urbana.

“Ogni dipinto contiene simboli e messaggi nascosti. Voglio fondere la visione con ciò che mi è stato dato e con il nuovo mondo in cui vivo oggi. La parola ‘Why?’ compare spesso nei miei lavori perché lascia anche lo spettatore con la stessa domanda” – ha concluso Móyòsórè Martins.

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