Spirito libero, innamorato della sua famiglia, della sua terra e del suo lavoro. Ecco le caratteristiche per definire uno dei più importanti fotografi italiani: Vittorio Jannuzzi.
Vive a Vercelli (“Residenza per scelta. Vercelli è una città più tranquilla – rispetto a Milano – e a portata di uomo. La vita scorre serena, senza grandi pericoli. Inoltre è una bella città con molto verde, tanti monumenti e buoni servizi”) con la sua famiglia: la moglie Jasna (ex modella, ha lavorato anche con Gianfranco Ferrè, Versace e tanti altri; poi ha smesso per occuparsi a tempo pieno del figlio), e Victor (artista con predilezione per la musica).

Fotografo da oltre 40 anni, ha lavorato nei primi anni con Giornalfoto di Vincenzino Falsaperla, Studio Petrosino, Gruppo Berlusconi, Rusconi, Rizzoli, Mondadori. Adesso, per la maggior parte con Cairo Editore (Diva e Donna, Effe, ecc.).
Ha fotografato, a parte alcuni importantissimi Vip a livello internazionale, la maggior parte dei personaggi italiani, con alcuni dei quali è nata anche un’amicizia al di fuori dell’ambito lavorativo: Teo Teocoli, Gerry Scotti, Ezio Greggio, Enzino Iacchetti, Stefano Tacconi e tanti altri, ma in primis Cristiano Malgioglio (“sono il suo fotografo da 30 anni”).

Per parlare della sua vita ci vorrebbe un libro – che tra l’altro è un suo sogno/desiderio – ma cercheremo di rendere l’dea con alcune domande e risposte.
Quali sono le tue origini? Tu sei molto legato al tuo paese Pisciotta…
Sono nato e mi ritengo “pisciottano” all’interno dell’anima, anche se sono andato via a 15 anni. E’ un legame viscerale con la mia terra. Quando torno per le vacanze (o altro) a Pisciotta sono sempre accolto come un figlio, con amore, benevolenza, orgoglio… E’ stata organizzata una mostra con miei scatti (degli abitanti) dall’Amministrazione Comunale di Pisciotta – che ringrazio di cuore – e si è rivelata un grande successo. E’ stato pubblicato anche un libro andato a ruba.

Quando e come è nata la tua passione per la fotografia?
A 9-10 anni avevo una grande passione per le arti visive, in particolare per il disegno, poi mia madre mi ha comprato una piccola macchina fotografica e ho iniziato a trasformare il mio amore per il disegno in amore per la fotografia. A 15 anni sono andato in Svizzera per le vacanze ed un signore mi ha regalato una macchina fotografica e lì ho capito la mia strada. Ho fatto allora l’Accademia di Fotografia a Losanna e ho iniziato le prime collaborazioni con alcune riviste svizzere. Poi sono ritornato a Pisciotta per 2-3 anni ma, il “sogno” per la fotografia mi ha portato a Milano (nella prima metà degli anni ottanta).
Come è stato il passaggio da Pisciotta a Milano?
Un po’ traumatico… Il dolore di dover lasciare i genitori, la propria terra… Ma mia madre mi ha incoraggiato e sono partito. I primi tempi sono stati difficili: l’ambiente, il modo di vivere, l’approccio con gli altri… tutto più distaccato…
Quali sono i generi fotografici che preferisci?
Nasco come Ritrattista, poi ho lavorato nella Moda con alcune riviste in Svizzera, proseguendo anche a Milano nello stesso settore ed infine i personaggi cosiddetti Vip.

Ricordi qual è stato il tuo primo lavoro retribuito?
Sì. La cantante dell’Orchestra di Raoul Casadei, per la rivista Blitz.
Quali ritieni siano le tue caratteristiche vincenti per la fotografia?
Tecnica fotografica e feeling con il soggetto da fotografare… Creare buoni rapporti con i personaggi (parlare un po’ prima degli scatti) ma, importantissima, la luce.
E’ stato facile entrare nel mondo della fotografia professionale oppure hai avuto difficoltà? Quali?
Le difficoltà sono state più che altro personali… come ho detto prima… l’allontanamento dalla famiglia, dalla propria terra e poi l’arrivo in un ambiente con un modo di vita completamente diverso ma “prova e riprova”, presentando i miei lavori ai vari editori, è arrivata la svolta. Mi ha chiamato Angelo Zemella, il Direttore di Produzione di Vittorio Cecchi Gori, per propormi un test fotografico con Adriano Celentano per un suo film (Lui è peggio di me, con Renato Pozzetto). Con mia grande sorpresa (e soprattutto gioia) sono stato scelto tra i tanti fotografi (all’epoca anche molto più famosi di me) come fotografo personale ufficiale di Adriano Celentano. Da allora tutto è cambiato. Presentarsi non solo con i propri lavori ed il proprio nome, ma con le referenze di fotografo di Adriano Celentano, ha fatto aprire le porte fin allora chiuse o, al massimo, socchiuse…

C’è un lavoro che preferisci tra quelli fatti?
Non può che essere il servizio fotografico ad Adriano per il film Lui è peggio di me… La vita è cambiata…
Ci racconti un aneddoto legato ad un servizio fotografico?
Aneddoto positivo quello dei servizi fotografici con l’amico Teo Teocoli al quale chiedevo, nelle pause, sempre qualche imitazione e finiva sempre con Teo che mi mandava a… Aneddoto (un po’) negativo il servizio fotografico con Valeria Marini, troppo esigente nei confronti dei miei collaboratori. Il servizio rischiò di saltare ma, alla fine, si fece e venne pubblicato su Panorama.
Hai fotografato anche i politici: chi ti ha colpito di più e perché?
Fu un’idea di un po’ di anni fa: fotografare i personaggi politici come uomini/donne al di fuori del loro ruolo, ma fu davvero molto difficile. La maggior parte degli appuntamenti a Roma saltava all’ultimo minuto e quindi nascevano problemi. Il personaggio che mi ha colpito di più è stato senza dubbio Giulio Andreotti: straordinario uomo di cultura, accogliente, grande immagine, spiritoso… un vero e proprio personaggio. Alla fine del servizio mi regalò anche un libro autografato che naturalmente conservo ancora.
Non esiste limite di età per sognare… Hai qualche sogno che vorresti realizzare? Personale, professionale, o entrambi?
Personalmente la salute mia e dei miei cari. Professionalmente sono molto soddisfatto: ho fotografato anche personaggi importantissimi a livello internazionale. Un desiderio sarebbe quello di poter fare un libro sulla mia storia lavorativa, anche per essere di stimolo a qualcuno (miei conterranei e non).
Ormai è quasi tutto digitale. Cosa pensi del digitale nella fotografia? E del livello delle fotografie che “girano” sui social?
Sarò breve. Il digitale è positivo perché mi ha consentito di avere più tempo per la famiglia ed anche per il risparmio economico. Il livello delle fotografie sui social? Orrendo… tutti credono di essere fotografi.
(Articolo e gallery a cura di Vito Conversano)



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