CULTURA ARTE

LUCA GRECHI NELLA GALLERIA RICHTER FINE ART DI ROMA 

Mercoledì 18 ottobre 2017 inaugurazione della nuova stagione espositiva della galleria Richter Fine Art, al suo secondo anno di attività, con C’è una volta, la personale di Luca Grechi.
L’artista, classe 1985, che già aveva partecipato alla collettiva d’esordio lo scorso ottobre, propone una selezione di dipinti, disegni e installazioni, un esempio di tutti i generi e i supporti utilizzati da Grechi. Le opere sono tutte in relazione tra loro, tra le loro diverse dimensioni e genere in rapporto allo spazio espositivo, ma mai corrispondenti.

C’è una volta è l’evoluzione del mondo pittorico di Luca Grechi, da dove nasce e cosa fa nascere, come afferma l’artista: “Mi piace pensare che ogni opera “c’è una volta”, quella visione, quel momento, quella vibrazione da dove nasce l’idea dev’essere alimentata costantemente, per far sì che la prossima “volta” possa continuare ad essere colta”.

L’esposizione (dal 19 ottobre al 24 novembre 2017: dalle 13.00 alle 19.30 dal martedì al venerdì e il sabato dalle 09.00 alle 20.00) è pensata esattamente come sono pensati i disegni dell’artista, senza indecisioni, ogni lavoro, accuratamente scelto, mostra un lato e un tempo del percorso dell'autore, parla da solo, come una sintesi di tutti i lavori che l'hanno preceduto su quello stesso tema e sulla stessa sfumatura di intendere l'arte. La mostra, come sempre allestita su due piani prevede accanto ad una tela di grande formato al piano di sopra, degli oggetti, dei disegni, e una tela di formato più piccolo nello studio; al piano interrato disegni e lavori in legno.

La pittura dell’artista grossetano è caratterizzata da una figurazione al tempo stesso precaria e poetica, con i soggetti - per lo più elementi vegetali e paesaggi naturali - colti in uno stato di sospensione tra definizione ed evanescenza, una volontà di incastrare fra gli strati di materia il mondo interiore dell’artista insieme alla realtà esterna.

Il disegno è una purificazione, un lavoro di tabula rasa, di annientamento del mondo alla ricerca di un segno puro e sintetico; mentre le installazioni sono “cose” trovate, lasciate decantare, trasformate e rivisitate, rese vive di nuovo attraverso assemblaggi, colori in contrasto o empatici. L’oggetto, che in alcuni casi rimane se stesso, riflette il passato, il presente e il futuro aprendosi semplicemente alla contemplazione. Le basi cilindriche e totemiche, nelle varianti cromatiche ed emotive, accolgono nella verticalità gli oggetti posati e diventano monadi, specchi viventi dotati di azione interna e in grado di riflettere una presa di coscienza.

Come afferma Isabella Vitale in dialogo con Francesco Angelucci nel testo che accompagna la mostra: “Le opere di Grechi cambiano sotto i nostri sguardi e le forme che esse evocano portano in sé sia i ricordi dell’artista sia del suo fruitore, secondo l’antico concetto di “empatia” o “simpatica simbolica”. [...] Ma il titolo “c’è una volta” vuole appunto sottolineare l’imprescindibile legame con il presente, hic et nunc [...] L’arte non può aspettare, ma l’artista deve saper aspettare. Ne nasce una sorta di compromesso, un patto tra arte e artista, che si instaura e si rinnova di continuo attraverso un tacito accordo”.

La galleria Richter Fine Art, nata lo scorso ottobre a Roma per volontà di Tommaso Richter, prosegue anche quest’anno la sua attività laboratoriale e di sperimentazione attorno ai linguaggi della pittura e alle possibilità che il mezzo offre, presentando una proposta artistica internazionale.

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